Un pomeriggio di condivisione e dialogo interculturale che ha coinvolto le donne detenute in un momento di partecipazione e incontro.
Genova. – Il 10 marzo 2026, il teatro della Casa Circondariale femminile di Genova Pontedecimo si è trasformato in uno spazio di condivisione e partecipazione in occasione della Giornata Internazionale della Donna, grazie all’evento “Ponti di Cultura: un messaggio di speranza attraverso la musica e la danza latinoamericana«.
L’iniziativa è stata proposta da Visión Latina Digital e dall’Associazione Culturale Los Andes, in collaborazione con l’Associazione Cristiana Bet-El di Genova, con l’obiettivo di portare musica, danza e un messaggio di speranza alle donne private della libertà. Promossa dalla Direzione dell’istituto nell’ambito delle attività trattamentali, rappresenta inoltre un importante esempio di inclusione sociale e valorizzazione della popolazione detenuta femminile ed è stata segnalata come “Best Practice”.
Un ringraziamento speciale alla Direttrice della Casa Circondariale femminile di Pontedecimo, Dott.ssa. Paola Penco, per aver reso possibile questo momento di incontro e per la presenza del Consigliere Comunale di Genova Simohamed Kaabour, insieme ai rappresentanti istituzionali che collaborano con la struttura.
Musica e danze della tradizione latinoamericana
Il programma ha visto la partecipazione di diversi gruppi artistici che hanno portato sul palco musiche e danze tradizionali.





Tra questi:
- Grupo Munay Bolivia
- Casa del Migrante Ecuadoriano
- Academia de Marinera di Stalin Baltazar
- Grupo DanzArte DC
I gruppi hanno presentato danze tradizionali di Bolivia, Ecuador, Perù e Venezuela, regalando al pubblico un viaggio culturale attraverso i ritmi, i colori e le tradizioni dell’America Latina.
La parte musicale ha visto la partecipazione della cantante Stephanie Niceforo, in arte Nice, del musicista Samuele Dellepiane e di Giovanni Rinaldi. La cantante Nice ha emozionato il pubblico con la sua voce, interpretando anche brani in lingua inglese.

Un momento particolarmente significativo è stato quello del gruppo di musica andina Los Misioneros, parte dell’Associazione Cristiana Bet-El, che attraverso le loro melodie hanno portato un messaggio di spiritualità e speranza.
Il momento finale è stato particolarmente emozionante: una fusione musicale tra il gruppo Los Misioneros e la cantante Nice, che hanno cantato insieme in italiano e in spagnolo la canzone “Che sarà”, emozionando profondamente le donne presenti.
Attraverso questo momento il Pastore David Echalar ha condiviso un messaggio di riflessione, sottolineando l’importanza di non perdere la fede, di continuare a credere e di lottare per le persone che si amano, ma anche per sé stessi. Un invito a non perdere la fiducia e a cercare sempre di migliorare il proprio cammino.
Il contributo delle detenute
Il teatro è stato preparato con grande cura e decorato con lavori di manualità realizzati dalle stesse detenute, protagoniste attive dell’iniziativa.Al termine delle esibizioni si è svolto un momento conviviale che ha ulteriormente valorizzato il loro coinvolgimento: in collaborazione con la Pasticceria Poldo (Maestro Poldo), le detenute si sono occupate della realizzazione interna di paste, pasticcini e dolci da forno, mettendo in evidenza le competenze acquisite durante le attività laboratoriali.L’esibizione ha inoltre offerto uno spazio di condivisione, serenità e riflessione, favorendo il dialogo interculturale tra i presenti.
Un percorso culturale in crescita
L’evento non è stato un episodio isolato, ma si inserisce in un fitto calendario di attività volte alla risocializzazione. Questa iniziativa ha infatti anticipato le rappresentazioni teatrali conclusive che si terranno il 27 e 28 marzo, in collaborazione con il Teatro Nazionale di Genova, a conferma del costante impegno dell’istituto nel creare legami solidi con le principali istituzioni culturali del territorio.
L’obiettivo centrale è favorire dinamiche di gruppo positive e percorsi di benessere emotivo per la popolazione detenuta. La Direzione sottolinea l’importanza di documentare queste attività per dare risalto ai percorsi di inclusione.
Si ringrazia la Dott.ssa Paola Penco per la gentile concessione delle fotografie.


Un’iniziativa che dimostra come la cultura possa diventare un ponte reale di inclusione, capace di restituire dignità, voce e speranza.